Tutte le difficoltà del ritorno dell'Italia al nucleare
La notizia della settimana che ha agitato il mondo dell’energia è rappresentata, inevitabilmente, dalle dichiarazioni del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani a proposito del nucleare. Per i pochi che ancora non lo sapessero, il ministro ha fatto riferimento al fatto che per l’atomo “si stanno affacciando tecnologie di quarta generazione, senza uranio arricchito e acqua pesante” e che "Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di ambientalisti oltranzisti ideologici. Ovviamente, le dichiarazioni del ministro hanno agitato i social e non solo, in un Paese che sul nucleare si è profondamente diviso già due volte: la prima volta con il referendum dell’87 e poi con quello del 2011, che affossò definitivamente il ritorno al nucleare voluto dal Governo Berlusconi. Su energyuptech, per scelta editoriale, abbiamo deciso di non stare dietro al dibattito puro e dunque non abbiamo seguito la vicenda, ma su Energy Weekly possiamo fare liberamente qualche considerazione:
1) 1) A quale nucleare si riferisce esattamente il
ministro? Se il riferimento è alla fusione nucleare (tema di lungo-lunghissimo
termine), l’Italia
è da tempo impegnata in progetti come Iter, senza che niente e nessuno lo
impedisca, anzi. Se invece se il riferimento è all’evoluzione della
(fallimentare) terza generazione, difficile pensare che si tratti qualcosa di
implementabile in tempi brevi, ossia prima del 2030, anno di scadenza dei vincolanti target Ue in materia di decarbonizzazione. Per centrare i quali non appare esserci alternativa fattibile a un massiccio impegno nella costruzione di nuovi impianti rinnovabili, dato il poco tempo a disposizione.
2) 2) Da rilevare come Enel, probabilmente l’unica
azienda che potrebbe avere in casa le risorse e le competenze per la ripartenza
del nucleare italiano – tanto da farsene capofila una decina di anni fa – si
è subito sfilata dalle parole di Cingolani, per bocca dell’AD Starace
3) 3) Il nucleare non vive una fase particolarmente
brillante da anni e persino la stessa Iaea (nel suo low case) non esclude una
diminuzione della capacità globale al 2050 (-7% per 363 GW)
4)
Vero è che non dovrebbe esserci nessuna
preclusione ideologica ad alcuna tecnologia, se l’obiettivo comune è la
decarbonizzazione, ma l’Italia – dove da anni si fatica a individuare un sito
che ospiti il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi- appare oggi un Paese
poco adatto a immaginare una ripartenza del nucleare, da cui sicuramente nel
1987 si uscì (a nostro personale giudizio) in modi bruschi e tempi
inappropriati.
Chiudiamo il
(lungo) capitolo sul nucleare del futuro e parliamo della cara e vecchia
efficienza energetica: il
report di The European House – Ambrosetti presentato a Cernobbio contiene un
dettagliato capitolo che illustra bene le diverse sfaccettature del rapporto
digitale-energia. Al contrario di quello che si potrebbe pensare la crescita
del digitale non comporta per forza una impennata dei consumi energetici. Che
anzi negli ultimi dieci anni sono cresciuti molto meno del volume di dati
Su questo tema,
tra l’altro, segnaliamo
una sperimentazione di Vodafone ed Ericsson su una nuova radio 5G ad alta
efficienza
Segnaliamo poi un
doppio importante approfondimento di Nazario Martino di NTT Data su come
l’intelligenza artificiale sta rinnovando la filiera elettrica (Dalla
distribuzione e gestione delle smart grid alla manutenzione predittiva degli
impianti, alla mobilità elettrica e alle risorse energetiche distribuite, fino
alla sicurezza e resilienza delle infrastrutture critiche). Qui trovate la prima parte e qui
la seconda.
Dal primo
settembre è cambiata l’etichettatura delle sorgenti luminose, in un’ottica di
semplificazione che dovrebbe favorire l’efficienza energetica. Ne
parliamo qui:
Qui l'edizione originale della NL, uscita originariamente su Linkedin

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